Dis-social: manuale d’uso per una lenta morta sociale

Vi siete mai chiesti come sarebbe vivere in un mondo senza social? E senza gattini? Quanto disagio si cela dietro la ricerca delle risposte? E dietro la formulazione delle domande? Tratto da una storia vera, rigorosamente senza olio di palma.

Lo spettacolo frutto di una scrittura collettiva affronta con ironia il tema del disagio sociale e giovanile sotto diversi aspetti.

La coralità delle  scene e l’assenza di scenografie sono alcuni degli elementi chiave per un viaggio tra differenti tematiche attuali, tra cui i social media.

Affrontato con leggerezza e tagliente umorismo, lo spettacolo lascia allo spettatore spunti di riflessione e tante domande. Gli attori, svelando alcune delle contraddizioni della vita moderna, si astengono dal giudizio e dalla critica e lasciano al pubblico l’arduo compito di decidere se queste siano un bene o un male.

Riferimenti letterari e spunti di riflessione

Il testo vive delle esperienze personali degli attori/autori: queste sono state fonte di ispirazione nel processo di scrittura e direttamente da queste discendono la maggior parte delle situazioni narrate.

In quanto giovani che cercano di raccontare i giovani, Gli S-caduti sono partiti da un processo di autoanalisi ed autocoscienza personale, che li ha portati ad indagare a fondo il fenomeno della comunicazione e della socialità nell’era dei social media.

Motore del lavoro è stato il tentativo di definire il termine “disagio”, che non è riuscito ad andare oltre al semplice significato letterale. La compagnia si è infatti resa conto immediatamente che dietro ad un apparente senso generico si celavano sfumature ed implicazioni differenti per ogni individuo, benché tutte legate da un comune e diffuso senso di inadeguatezza.

Tra le righe si possono peraltro leggere temi come la pressione sociale ed il ritmo incalzante della vita, che dominano le nostre esistenze e determinano il nostro agire; ma anche una spiccata ansia da ipercomunicazione, da “visualizzazione senza risposta” e dal lato opposto un pressante obbligo sociale alla socialità, anche quando indesiderata ed effimera.

Lo spettacolo quindi, più che dare delle risposte, fa scaturire nello spettatore tante domande e riflessioni